Anche se negli ultimi giorni, il Governo ha promesso che in sede di emendamenti, innalzerà la soglia dei pagamenti in contanti da 500 euro a 980 euro per i pagamenti di stipendi e pensioni erogati dalle Pubbliche amministrazioni, la misura è ugualmente restrittiva e inaccettabile, poiché coinvolge milioni di pensionati.
La norma prevede che gli stipendi, le pensioni e gli altri compensi corrisposti dalla pubblica amministrazione di importo superiore a 500 euro, probabilmente 980 euro, ”dovranno essere erogati con strumenti diversi dal denaro contante ovvero mediante l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici bancari o postali, ivi comprese le carte di pagamento prepagate”.
Solo una manovra cieca e fredda, poteva trattare (maltrattare) i pensionati e i lavoratori a stipendio fisso come evasori fiscali, sono gli effetti collaterali di una medicina somministrata all’Italia in funzione del famoso motto “il fine giustifica i mezzi”.
In fondo è ovvio che i ministri tecnici non contabilizzino le difficoltà di locomozione e di concentrazione delle persone anziane, che la volontà del pensionato di riscuotere in contanti la pensione può nascere non solo dalla circostanza che comunque aprire un conto corrente ha un costo, e poi bisogna memorizzare un pin, e ogni volta inforcare gli occhiali (quelli giusti), e intanto guardarsi attorno, e alla fine non lasciare le banconote nella macchina distributrice, ma soprattutto perché nella maggior parte dei casi, le esigue pensioni che vengono erogate, vengono immediatamente spese nell’arco di pochi giorni: l’affitto della casa, 25 euro al nipotino, un aiuto ai figli disoccupati, le bollette accumulatisi, la spesa alimentare, le medicine per la pressione e per gli acciacchi dell’età, la settimana enigmistica, e…….e quanto può durare l’importo di una pensione?
Imporre tutto un armamentario bancario a milioni di anziani pensionati, a volte analfabeti, non solo non si giustifica con i livelli di sicurezza, perché saranno costretti ugualmente a ritirare il contante presso i vari bancomat o postamat della città, ma crolla un mondo fatto di abitudini, di tradizioni, di poca dimestichezza con la tecnologia, ma soprattutto di relazioni sociali, perché viene meno l’appuntamento mensile con gli impiegati delle poste con i quali il più delle volte si stabiliva un rapporto confidenziale e con gli altri colleghi pensionati con i quali si scambiavano due chiacchiere in attesa del proprio turno.
L’Unione Nazionale Consumatori Calabria, sostiene l’avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’associazione, ritenendo una imposizione ingiustificata la costrizione dell’apertura di un conto corrente, carta prepagata o altri strumenti sostitutivi al denaro contante, si opporrà in tutti i modi anche in sede giudiziaria a tale prevaricazione, non credendo che ciò costituisca una misura per contrastare l’evasione, piuttosto l’ennesimo strumento che serve solo a togliere ancora qualche euro dalle tasche dei pensionati italiani in favore delle commissioni bancarie, considerato che il Presidente dell’associazione bancaria italiana ha affermato che ''le banche italiane non sono disponibili a dare gratuitamente servizi che comunque costano alle imprese bancarie”.
L’altra imposizione da parte del Governo Monti è l’accaparramento senza alcun preavviso delle vecchie lire, chi possiede ancora le lire e pensava di poterle cambiare fino a febbraio 2012 non lo potrà più fare.
In occasione del passaggio lira-euro, la legge n° 96 del 1997 pubblicata il 7 aprile 1997 ha decretato fuori corso nel 2002, con l’avvento dell’euro, tutte le banconote delle vecchie lire destinate ad andare in prescrizione il 28 febbraio 2012.
Il nuovo governo Monti, tra il silenzio e l’indifferenza generale, ha però optato per un inspiegabile colpo di mano: vecchie lire in prescrizione e non più cambiabili sin da subito.
Chi si è presentato il 07 Dicembre 2011 presso gli sportelli della Banca d’Italia per cambiare le vecchie lire in euro, ha avuto l’amara sorpresa di vedersi rifiutare il cambio da parte degli operatori bancari.
Così senza nessun preavviso, “le banconote, i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione si sono prescritte a favore dell’Erario con decorrenza immediata per essere incamerate dal Fondo ammortamento dei titoli di Stato”. Si tratta secondo le stime di un bottino di lire ancora in circolazione, secondo i dati della Banca d’Italia risalenti a maggio 2010, che ammonterebbe a 1,3 miliardi di euro.
Sembrerebbe una notizia di poco conto, considerato che i possessori delle vecchie lire hanno avuto tutto il tempo per poterle tramutare in euro, ma non è così, numerose sono state infatti le telefonate giunte all’associazione non solo da Reggio Calabria, ma dall’Italia intera. Un esempio per tutti, una signora da Cagliari (alla quale era deceduta la madre, maestra elementare che aveva accumulato dei risparmi che teneva in casa, circa sei milioni delle vecchie lire), recatasi alla Banca d’Italia si è vista rifiutare il cambio in euro.
Per tali motivi invitiamo in segno di protesta, i possessori delle vecchie lire ad inviare una busta contenente una banconota in lire di piccolo taglio alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, apponendo sulla stessa la dicitura “fammi rinascere euro”.

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